Alla scomparsa di Gianni Gallo dalla sua casa di Dogliani è apparso evidente che la sua opera (disegni, etichette, acqueforti, xilografie) era ormai completamente dispersa, per la Langa e oltre. Così la grande complessità che si era depositata nella sua cucina-laboratorio, dove pure per decine di anni aveva ricevuto persone illustri ed amici, vicini e lontani, stava per essere venduta: con il resto della casa, il rustico, il cortile e ogni albero o erba che vi si trovano.
Si imponeva quindi un lavoro di raccolta, di difesa, di divulgazione. Con una qualche urgenza. Le mostre che sono state allestite dopo il 2011 (Dogliani, Torino, Mondovì, Alba) hanno documentato il lavoro di Gianni come disegnatore e come incisore. Ora si trattava di mettere insieme il suo lungo occuparsi di etichette per il vino, l’olio, il pane, le marmellate, il miele, la grappa, i prodotti di bellezza, ma di dire anche, criticamente, la derivazione, il valore, il contesto della sua opera. Perché fosse più comprensibile, per presentare e accompagnare la semplice raccolta delle etichette, già di per sé lunga e difficoltosa.
Occorreva quindi qualche scritto di presentazione e non per “rattristare con un congruo numero di parole è consuetudine all’apertura di una mostra”, come Gianni diceva, ma per cercare di dare spiegazioni plausibili, chiarificazioni documentate, collegamenti certi: tutte cose che parevano utili e doverose nel momento in cui il catalogo , così voluminoso e vario (più di un migliaio di etichette, per più di cento produttori, in circa cinquant’anni di lavoro), fosse passato di mano in mano.
Gli scritti dovevano servire a questo: a spiegare, a sottolineare, ad ambientare.
Il catalogo delle etichette è però, nel volume, la parte più corposa e importante. Riporta unicamente e in ordine cronologico, produttore dopo produttore, gli originali raccolti, leggermente ridotti per esigenze grafiche. Si è deciso di pubblicarle tutte, di non tralasciarne alcuna. Catalogo e scritti sono però inframmezzati da disegni originali, passaggi di colore, prove di stampa, stralci dalla produzione parallela di acqueforti e xilografie, scatole di prodotti finiti, con disegni e scritte. Attenzione alle etichette ma anche al processo grafico per ottenerle.
L’attività di Gianni Gallo per il disegno di etichette va dal 1964 al 2011. Un periodo di tempo che ha visto cambiamenti radicali nel modo di vivere in Langa e nella commercializzazione di uva, vino e prodotti della terra. Si è passati in tutta la provincia di Cuneo da un largo consumo di pane, vino, conserve fatti in casa all’acquisto di ogni cosa direttamente al supermercato. Parallelamente si è dimezzata la popolazione della provincia dedita ad attività agricole. Da tempo la Langa è miraggio di profitti e anche di occupazione, mentre è ancora attualmente in atto l’abbandono della piccola e “vecchia” imprenditoria agricola. Esistono due realtà produttive, geograficamente confinanti ma economicamente molto diverse: le terre a bassa redditività saranno ancora abbandonate ed andranno ad aggiungersi a tutte quelle già incolte delle valli di montagna e dell’Alta Langa, invece la produzione più nobile (vini costosi, prodotti d’élite, commercializzazione spinta) sarà ancora destinata ad aumentare e a servirsi, come già avviene, di manodopera di immigrati.
Aveva ragione quindi Gianni Gallo a parlare, già negli anni Settanta, di colonizzazione, di ”degenerazione di una società” e di “frutti perduti” e oggi Enrico Tallone a parlare di “perduta Langa”. Gianni aveva deciso di restare rintanato a Dogliani, a disegnare e disegnare, evocando e facendo circolare, con le sue etichette, presenze di Langa da salvaguardare: uccelli, insetti, frutti, erbe.
Qui, noi, si vorrebbe prolungare questo suo impegno, ravvivarlo, farlo conoscere, trasmetterlo.
Nel complesso si vogliono presentare da un lato i risultati (molti) ma dall’altro il lungo e faticoso lavoro per ottenerli, e quindi l’attività grafica parallela al disegno delle etichette e il processo completo dai disegni iniziali al prodotto grafico in commercio. E’ quindi possibile che, come capita in altre occasioni, chi sfoglierà il volume metta poi da parte il “congruo numero di parole” che precedono, per godersi, libero da ogni ammaestramento o notizia, prima la figura di un gallo, poi quella di un albero, poi di un riccio, poi di un cardo o di una formica e poi, chiudendo il volume, ancora, il disegno semplificato di un canneto di Langa. Anch’esso quasi inutile, sul posto, benché mosso dal vento, come le parole, gli scritti e questo scritto, però esistenti, anch’essi forse piacevoli e utili, ma certamente dovuti.